21) Adorno. Le contraddizioni del progresso.
Emerge in questo brano la capacit di Adorno di mettere in
evidenza lo stretto legame fra il progresso e le possibilit di
una guerra per la prima volta realmente totale, e quindi il
rapporto dialettico fra la realt dell'uomo e il progresso
tecnologico.
Th. W. Adorno, E' superato Marx? (pagine 362-365).

 L'elemento fittizio che oggi snatura la soddisfazione di ogni
bisogno viene spontaneamente percepito senza che se ne abbia
coscienza: e costituisce forse l'attuale disagio della cultura. Ma
anche pi importante ancora dell'equivoco, pressoch impossibile
da evitare, tra bisogno, soddisfazione e interesse del profitto, 
la minaccia permanente di quel bisogno del quale inevitabilmente
dipendono tutti gli altri; quello della mera sopravvivenza.
Inserita entro un orizzonte in cui ad ogni momento pu esplodere
la Bomba, anche la pi opulenta offerta di beni di consumo ha
qualcosa di beffardo. Ma gli antagonismi internazionali, che
aumentano sino alla prospettiva di una guerra per la prima volta
realmente totale, sono palesemente connessi con i rapporti di
produzione, nel senso pi stretto del termine. Difficilmente
questi potrebbero affermarsi cos persistentemente senza
l'inevitabile scoppio di crisi economiche sempre pi gravi, se una
parte straordinariamente grande della produzione sociale - la
quale altrimenti non troverebbe alcun altro mercato - non venisse
fatta dipendere dalla fabbricazione di mezzi di distruzione. Anche
nell'Unione Sovietica, malgrado l'economia di mercato sia stata
sconfitta, avviene la stessa cosa. Le cause economiche di ci sono
evidenti: il bisogno di un rapido accrescimento della produzione
in un paese arretrato ha favorito la formazione di
un'amministrazione rigorosamente dittatoriale. Dallo scatenamento
delle forze produttive ebbero luogo rinnovati rapporti di
produzione di carattere imitatorio: la produzione divenne un fine
in s e imped il raggiungimento del fine reale, della
realizzazione di una libert integrale. E' davvero demoniaco il
modo in cui, in entrambi i sistemi, il concetto borghese di lavoro
socialmente utile si trasforma in una parodia, in quanto sul
mercato esso si trasforma in profitto e non appare mai come utile
agli uomini o alla loro felicit. Questo dominio dei rapporti di
produzione sugli uomini presuppone ancora una volta un certo grado
di sviluppo delle forze produttive. Da qui la difficolt che,
mentre gli uni devono venir distinti dalle altre, se si vuol
comprendere quanto una tale situazione abbia di demoniaco, la
comprensione dei primi richiede sempre quella delle seconde. La
sovraproduzione, che ha portato al tipo di espansione mediante la
quale un bisogno apparentemente soggettivo  stato imprigionato e
sostituito, viene mantenuta ulteriormente da un apparato tecnico
emancipatosi al punto da divenire irrazionale, cio non
profittevole, al di l di un certo volume di produzione;  dunque
necessariamente condizionata dai rapporti sociali. Soltanto nella
prospettiva di un annientamento totale i rapporti di produzione
hanno evitato di paralizzare le forze produttive. Tuttavia, i
metodi dirigistici mediante i quali, e malgrado tutto, si tengono
aggiogate le masse, conducono a una concentrazione e a una
centralizzazione che non ha soltanto un aspetto economico, ma
anche - come  facile vedere dall'impiego dei mezzi di
comunicazione di massa - un aspetto tecnologico: il fatto cio che
sia divenuto possibile, a partire da pochi punti, unificare la
coscienza di innumerevoli persone anche soltanto mediante la
scelta e la presentazione delle notizie e dei commenti.
C. Bordoni e Alfredo De Paz, La critica della societ nel pensiero
contemporaneo,
G. D'Anna, Messina-Firenze, 1984 2, pagine 162-163.
